Occorrente per partecipare a "La Carrareccia"

Che cos'è la Carrareccia?

È settembre, lo senti dal sapore dell’aria ancora umida e “pizzicosa”, ed è già ora di infilare la vecchia maglia di lana e montare in sella alla “vintage” lucida e ben oliata. I primi colpi di pedale sulla riva del lago e iniziano subito a scorrere le immagini dell’Alta Tuscia, terra di grandi ricchezze storiche e naturalistiche, dove si mescolano i confini e le tradizioni di Lazio, Umbria e Toscana e dove “la carrareccia” è da sempre la strada buona, quella larga ben custodita dove passava il carro, trainato dai cavalli o dai buoi!

Un territorio collinare, duro da pedalare, ma che non è mai monotono con il suo continuo saliscendi, ricco di vegetazione e di aria buona, di archeologia e di storia, che ha saputo conservare nel tempo la sua genuinità legata ad una forte tradizione contadina, specie nel mangiare e bere ancora molto “casareccio”. Circondata da una corona di colline boscose, si dischiude la caldera del più grande lago vulcanico d’Italia intorno al quale si snodano tutti i percorsi de “La Carrareccia”, uno per ogni “gamba”: 54 Km adatto a tutti e a qualunque tipo di velocipede; e per chi vuole faticare poco e godersi il panorama, “traversata d’epoca in battello”; 105 Km per gambe più allenate ed eroiche. Perché scegliere di pedalare su questi sterrati; non saranno uguali a tanti altri? Forse, ma solo dopo aver letto una breve narrazione del percorso lungo: si parte da Bolsena, antica città Etrusca dal nome Velsna, poi Romana e infine patrimonio della Chiesa, indissolubilmente legate al miracolo dell’Eucarestia (1263).  Piacevole e riposante cittadina lungo le rive del lago, incantevole e suggestiva tra le viuzze del centro storico medievale sorvegliato dal suo austero castello. Il “coregone” - in dialetto “gorigone”- il pesce del lago divenuto tipicità locale, è una tra le tante specialità da gustare. Iniziamo a salire sul fianco nord-est delle colline alle spalle di Bolsena, dirigendoci verso l’Umbria; si scollina e in basso, in mezzo alla valle, si scorge già lo spuntone roccioso sul quale si appoggia l’antica città di Orvieto. Inutile descrivere lo splendore di questa perla dell’Umbria. Si entra in Piazza della Repubblica che offre un invitante ristoro prima di attraversare il centro storico e raggiungere la splendida piazza del Duomo. Un ultimo sorso di buon vino e si riparte verso i vigneti di Canale imboccando lo stradone che sale a Lubriano. E qui la gamba, provata dalla salita sterrata, chiede una sosta al ristoro della piazzetta panoramica di Lubriano; e mentre scende un altro sorso di buon rosso, lo sguardo incontra un’altra perla del territorio umbro-laziale: Civita di Bagnoregio la città che muore. Si guadagna quota verso Montefiascone, patria del vino ’“est, est, est” e poi la bici vola sulla discesa che conduce al lago; si pedala a lungo accanto alla riva, fino a raggiungere Marta e Capodimonte, domini storici delle famiglie Orsini e Farnese, legati alle vicende del Granducato di Castro. Un irrinunciabile assaggio dei bocconcini di pane “inzuppato” nella “cannaiola” (vino rosso dolce tipico martano). Il Sentiero dei Briganti ci accompagna sull’ultimo tratto che riconduce al traguardo di Bolsena.

Non solo pedali e fatica, ma l’irresistibile e delicata bellezza di questo territorio vissuto dalla sella di una vecchia bicicletta, semplice e genuina come le “lumachelle calde” di quella anziana signora a Torre San Severo sgranocchiate canticchiando l’inno de “La Carrareccia”.

Qui puoi scaricare il regolamento della manifestazione, LEGGILO ATTENTAMENTE prima di iscriverti!

 
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MindGAP, fotografo ufficiale del Giro d'Italia d'Epoca, sarà presente all'edizione 2019 de "La Carrareccia". Clicca sul logo per visitare il suo sito e vedere i suoi scatti

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